NON SENSE CONTEST 2018 – TESTI VINCITORI

Gloria Togni – Santarcangelo (RN) / VINCITORE “NON SENSE CONTEST 2018”

“Il menù è à la carte” dice il maître porgendomi la squadra.
“Troppo calcio fa male” rispondo tra i denti, misurando le parole.
“Non sia così incisivo” biascica lui col molare a terra “e dia un’occhiata al pesce”. Mi fa l’occhiolino.
Meglio che ordini, va’. Siam qui ormai da tre giorni…
“Noio vulevon un voulauvent” ordino tra il dire e il fare perentOrio al Serio.
“Perbacco, che savoir faire!” esclama impettito.
“Sa vut fé…” rispondo con nonchalance mostrando le mie Balance “ce l’ho nel DNA. Sono come la TNT”.
“Trinitrotoluene?” domanda a bruciapelo.
“A lei e famiglia, grazie” rispondo accaldandomi. Prendo fuoco con un niente, a volte.
“Sono figlio unico. Più unico che raro. Un’eccezione, insomma”. Do re mi fa lui.
“Un Unicum. Con ghiaccio. Ho bisogno di stemperare i bollori”. Farà male un amaro prima del dolce? Mah. Bah. Ta-dah!
Pago salato un conto così corto che mi lascia con l’amaro in bocca.

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Stefano Tonti –  Rimini / VINCITORE “PREMIO CACO”

Anagrammi di

NOIO… VOLEVAM SAVOIR

(puntini inclusi)

Tema: l’amore.

– Prima del matrimonio

Lui: VIVO VOLO AMO… SIRENA

Lei: SO IN LOVE… OVVIO AMAR

– Dopo il matrimonio

Lui: NO AMO… SE LAVORO VIVI

Lei: NO ROSE… MI LAVO VO VIA

Tema: il lavoro.

VO VIA… MESI NO LAVORO

(Lavoratore stagionale)

AIVNVOEIMVOAOO S.R.L.

(Import-export prodotti lapponi)

Tema: le automobili.

ORO IN MIA VOLVO E…

(Automobilista ricco)

AMORE IN VOLVO IO…

(Automobilista imboscato)

ORE IN MIA VOLVOO…

(Automobilista stanco di guidare)

Tema: l’ignoranza.

ORA IO ME IN VOLVO…

(Zoticone arricchito)

SI EVOLVO… MA NO ARIVO

(Romagnolo del terzo millennio)

Tema: gli insulti.

VOI… VILE VANO SOMARO

(Insulto letterario)

 

Altri testi in finale

David Parronchi – Firenze

Questioni di accento.

Noio..volevam savoir dove dobbiamo andare.

Siamo partiti, come é vero che siamo già in tanti arrivati a quel paese.

Di gente ne arriva sempre, anche io ce ne ho mandata parecchia.

Ammesso e non concesso, tutto attaccato perché sennò qua la situazione diventa pesante…Comunque siamo qua per cambiare aria…Sono forse un po’ vago…evacuo…non si diceva così?

Se si parla come si mangia siamo rovinati!

Dobbiamo andare a quel paese e viceversa e la non ci sei stato di sicuro.

Magari dopo ci passiamo, ma per andare dove dobbiamo andare, in che lingua ve lo dobbiamo chiedere?

Ma quale  problema di accento che a Cento non ci siamo mai stati, una volta a Ferrara e senza superare i 130 e poi in città mai più di 50 però ci hanno fatto la multa e superare i 50 in 2 non è mica facile.

Il vigile mi chiese:-Che fa concilia?

Con Cilia siamo solo amici e poi non entriamo nel privato o nel privèe come dicono in Francia…O almeno credo.

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Francesca Facoetti – Bergamo

…E IO VE LO DICO

Dopo una laurea in legge raggiunta con impegno, al prezzo di fatica, rinunce (vivendo da sola), gli amici andavano a ballare, e io a casa a risparmiare; poi ho imboccato la strada legale.

Ma gli avvocati son diversi da come li avevo idealizzati: diritto o rovescio per loro contano poco, quel che più vale è quanto il cliente può sborsare!

Così, a 35 anni suonati, e una parentesi di lavori sfruttati, ho realizzato che voglio fare la scrittrice!

Ho capito che la laurea serve ad aprire la mente, mentre fare il lavoro per cui si ha studiato a volte è sinonimo di testa vuota, infelicità, infarti.

Da che sono al mondo, scrivere cura le mie ferite, le frustrazioni; mi ha salvato da un burrone spiaccicato.

“Scrittrice” è difficile da realizzare, ma dopo ciò che ho passato, ci provo.

Perché per essere felice non ho bisogno della discoteca, il tablet, o chissà che; mi necessita la serenità interiore, che deriva dal sacrificio felice di scrivere.

Ci credo, alla mia anima di scrittrice.

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Paolo Negri – Tradate (VA)

L’indirizzo della primavera

Avessimo il tuo indirizzo, compreremmo subito un cucchiaio di legno.

Decisi, con perspicacia. In modo utile sarebbe la tua agenda, così da scriverti su un rigo del sabato: affacciati la mattina, mostra i fiori, i fiori del balcone che guardano l’albero dei melagrani. Noi ci vestiremo frutti e ci appenderemo ai rami soltanto per vedere di nascosto l’effetto che fai, come canta Jannacci.

E se ci parlerai, colorati cadremo nell’imbarazzo giustificandoci pressappoco in tal modo: piacere, figli dell’autunno. Ma se divertita ci inviterai per un bianco caffè, rigonfi di corsa faremo la stretta scala a chiocciola dei sensi che cresce nei casolari di via Monte Olimpo nella speranza che la sequenza delle porte sia in ordine alfabetico altrimenti sarà un bussare, un infinito chiedere “abita qui colei che esce dal mare”?

E se no risponderanno, noi nulla avremo se non la schiuma dei nostri desideri sbocciati in spiaggia, trasformati in castelli da piccoli semidei e abitati da curiosi granchi.

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Chiara Scardamella – Statte (TA)

YO SE CHE NOIO NON VOLEVAM SAVOIR LE SAVOIR DU PUVOIR … MA VOLEVAM SAVOIR LE COULEUR DU VOLANT DE CHIFFON! LE VOLANT DE CHIFFON DE LA ROBE DE MARIE QUI DANSE … E DANZANDO SCORDA E RICORDA TUTTO E TUTTI SENZA RITEGNO, NE’ ORDINE. SUONI E RICORDI SI CONFONDONO E SI SCONTRANO CON LE NOTE ECCITATE DEL MOMENTO E NOI DUE CHE SENZA SOSTA  ARRANCHIAMO TRA LE COPPIE DANZANTI E CONTINIUAMO A CHIEDERE PER SAPERE LE COULEUR DU VOLANT DE CHIFFON DEL ROBE DE MARIE …

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Silvia Mantelli – Borghi (FC)

Oio volev savuar l’indiriss nel mondo per una casa tutta mia, una famiglia tutta mia e spedirmici senza ricevuta di ritorno.